Luisa

Maria Luisa Trinca

giugno 2018

 

 

La madre e i valori del femminile

Cosa si può riconoscere di specifico nel ruolo della madre che si può ricondurre ai valori del femminile? Quali sono le caratteristiche peculiari della figura materna?

La svalorizzazione operata nel corso della storia a carico della figura femminile ha fatto sì che alla donna fosse attribuito un ruolo “passivo” sia nel concepimento che nelle fasi successive di sviluppo e crescita dei figli. Si considerava infatti che sia la maternità che il successivo accudimento dei figli fossero processi “naturali” per i quali non sembrava necessario possedere particolari capacità. Del resto le bambine, fin da piccole posseggono già tali inclinazioni.

Oggi sappiamo invece che la madre è parte integrante attiva del sistema familiare e che i modelli comportamentali con cui questa opera scelte e agisce nei riguardi degli altri componenti dello stesso gruppo parentale, indirizzano la rappresentazione mentale di quei valori che identifichiamo come “femminili”.

La modalità ricorrente di divisione dei compiti, nella coppia genitoriale, ha fatto sì, fin dalle origini dei primi nuclei familiari, che certi ruoli fossero ritenuti propri del genere femminile mentre altri più affini alla figura maschile. Così i valori umani vengono tramandati nel corso delle generazioni, in maniera differenziata da madre e padre, più per una convenzione sociale, peraltro influenzata dalle diverse culture, che per una effettiva differenza di modelli valoriali.

Nel caso del femminile essi sono comunque prevalentemente riferiti all’ambito di cura della famiglia e all’educazione emotiva dei figli.

Ma questi valori sono comunque patrimonio della specie umana e quindi indipendenti dai ruoli.

Infatti nella specificità genetica di tutti gli esseri umani esiste un programma biologico, finalizzato alla sopravvivenza della specie, che si esprime attraverso i comportamenti di attaccamento.

L’ambiente in cui il bambino compirà il suo sviluppo, prima e dopo la nascita, determinerà la sua capacità di costruire e vivere relazioni efficaci.

Poiché è prevalentemente la madre a dare l’imprinting del modello affettivo già durante la gestazione e poi durante i primi mesi di vita e in seguito a mantenere una presenza più regolare e continuativa con i figli, e questo anche per stereotipi sociali e culturali, come è stato detto, possiamo affermare che ognuno di noi porta dentro di sé i valori del femminile della propria madre, anche se questa non è una regola rigida.

In base a questi valori, al modo in cui sono stati espressi dalla madre e riconosciuti da noi come figli, strutturiamo il nostro modello di attaccamento e costruiamo le nostre relazioni e la nostra vita affettiva da adulti.

Per ognuno di noi, indipendentemente dal genere di appartenenza, riconoscere, sentire, accettare il proprio femminile significa portare questi valori nella propria vita quotidiana e nella società.

Non si potrà andare verso una vera emancipazione della donna, ma neppure verso una vera evoluzione del genere umano, finchè ogni individuo non avrà integrato e armonizzato dentro di sé consapevolmente il suo femminile, uscendo così dai ruoli stereotipati che la società ci propone e ai quali formalmente ci vincola.

 

 

 

 

 

 

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