Giancarla

Settembre 2018

 

 

Il counseling nella relazione docente/alunno

Parte I

Giancarla Mandozzi

Quante volte da alunni abbiamo desiderato, fantasticato di incontrare almeno uno/a docente che ci comprendesse; quando è accaduto, per buona sorte e imprevedibilmente, abbiamo ottenuto in breve migliori risultati e non in una sola disciplina, perché la nostra vita era qualitativamente cambiata. Sentirci compresi ha riaperto un dialogo costruttivo con noi stessi, ci ha restituito la voglia e il gusto della sfida, ha dato un senso all'impegno scolastico, ci ha aperto altre prospettive e diversi punti di osservazione, ha alimentato nuovi desideri, portato tasselli fondamentali alla costruzione della nostra identità. A quell'incontro con quel/la docente restiamo ancorati negli anni e a quell'incontro, a quel cambiamento attingiamo per ri-trovare nuove energie e nuove risorse di fronte alle difficoltà, a quell'incontro ancora attribuiamo la ragione vera di ogni gratificazione, ogni soddisfazione che proviamo.

Che cosa ha reso così incisivo per noi quell'incontro? Che cosa di così "speciale" custodiva in sé quell'Insegnante? Oggi la definizione di speciale è così usata e abusata per qualsiasi situazione, oggetto, occasione che ha perso ogni configurazione di eccezionalità, ma per noi quella persona resta autenticamente unica, diversa da tutte le altre e come tale è presente ancora alla nostra mente alle nostre emozioni.

In effetti, se innumerevoli sono le qualità squisitamente personali di un/a docente che riesce a far sì che l'alunno si senta compreso, è certo che si esprimono attraverso una precisa e continua attenzione alla relazione con ogni alunno oltre che con il gruppo classe. Sono le competenze in ambito relazionale del docente l'elemento strutturante di quel meraviglioso incontro nutriente che ciascuno di noi adulti desidera per ogni giovane e spostare a scuola il focus sulla relazione ri-definisce finalmente e necessariamente ogni attività dell'alunno e del docente secondo priorità educativo-didattiche rispettose della formazione del giovane di cui la scuola italiana per statuto, da sempre, si assume l’onere.

Autorevoli studi, Bertolini (1988), Maggiolini (1992), Danon (2003), dimostrano che la competenza professionale manca di efficacia se non si accompagna ad una corretta, empatica relazione docente/alunno e questa si ottiene con competenze che vanno strutturate nel tempo, teoriche ed esperienziali; l’aggiornamento culturale e l’approfondimento disciplinare del docente richiesti da genitori e utenti, non possono sostituire, né colmare carenze in ambito comunicativo.

Quando il docente intende agire il proprio ruolo di mediatore culturale, riuscirà nel suo intento se sarà in grado di controllare consapevolmente le strategie con cui rapportarsi all'alunno, ad ogni singolo alunno e al gruppo classe, riuscirà a far sì che gli alunni della classe sentano di appartenere ad un gruppo.

La realtà scolastica offre esempi meravigliosi di docenti dalle singolari doti intuitive, capaci, per abilità naturali, di cogliere e risolvere problemi emotivi, ansie, bisogni dei loro studenti.

Tuttavia poiché l’efficacia dell’insegnamento, come di nessuna professionalità che sia tale, può dipendere da individuali doti naturali, il docente per esplicitare a pieno il proprio ruolo ha necessità di divenire esperto di strategie comunicative quanto nel proprio ambito disciplinare. Proprio per poter efficacemente insegnare il docente ha necessità di creare un clima d’aula favorevole all’apprendimento; insegnare è un processo assai complesso che coinvolge non solo l'ambito cognitivo bensì anche la sfera emotiva, i comportamenti.

Insegnare implica dar voce alla creatività insita (talvolta a lui stesso ignota) di ogni alunno rafforzandone l’autostima; significa mediare le situazioni critiche e/o conflittuali, imparano ad autovalutarsi, facilitare l’impiego di strategie efficaci per superare i momenti di crisi, responsabilizzare i ragazzi rispetto alle loro future decisioni (orientamento alla scelta). E come effetto a medio e lungo termine dell'insegnamento ci si aspetta che ogni giovane abbia sincero interesse per l’altro, autoconsapevolezza e rispetto per la diversità, capacità di leggere e vivere il “qui ed ora” e, perché no, senso dell’umorismo.

Con una sbalorditiva leggerezza di mente e cuore insomma, all'insegnamento (di un più o meno accidentato iter scolastico) e all'insegnante affidiamo il raggiungimento della completezza di identità di ogni persona, le sue abilità relazionali e sociali, la capacità di confrontare la percezione di sé con l’ideale di sé e persino di accettare le critiche costruttive assertività capacità di decentramento capacità, ecc...

 

 

 

 

 

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